Quando andare dallo psicologo: i segnali | Dr. Iglis Innocenti

Quando andare dallo psicologo: i segnali che è il momento di chiedere aiuto

Due poltrone una di fronte all'altra in uno studio luminoso: il primo colloquio con lo psicologo è un incontro di conoscenza
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“Passerà.” “Non è niente di grave.” “C’è chi sta peggio di me.” Sono le frasi con cui molte persone rimandano per mesi, a volte per anni, la decisione di rivolgersi a uno psicologo. Intanto il sonno peggiora, le discussioni in casa si moltiplicano, l’ansia della domenica sera comincia il sabato. E quando alla fine arrivano al primo colloquio, quasi tutte dicono la stessa cosa: avrei dovuto venire prima.

Il 10 ottobre è la Giornata mondiale della salute mentale, un’occasione per affrontare una domanda che molti si pongono in silenzio: quando andare dallo psicologo? Non esiste una soglia uguale per tutti, ma ci sono segnali precisi che indicano che è il momento di chiedere un aiuto professionale, e alcune false convinzioni che trattengono dal farlo.

Quando andare dallo psicologo: la risposta breve

È consigliabile andare dallo psicologo quando un malessere emotivo dura da settimane, non migliora con le proprie risorse e comincia a interferire con la vita quotidiana: il sonno, il lavoro, lo studio, le relazioni, la capacità di provare piacere. Non serve aspettare una crisi. Ci si può rivolgere a uno psicologo anche per attraversare un cambiamento difficile, prendere una decisione importante o capire meglio uno schema che si ripete, prima che la difficoltà diventi un disturbo.

In altre parole, il criterio non è quanto si sta male in assoluto, ma quanto quel malessere limita la propria vita e da quanto tempo lo fa.

I segnali che è il momento di chiedere aiuto

Ecco i segnali più frequenti che meritano un consulto:

  • tristezza, apatia o perdita di interesse che durano da più di due settimane;
  • ansia costante, preoccupazioni che non si riescono a fermare, attacchi di panico;
  • disturbi del sonno persistenti, per esempio risvegli notturni, insonnia o bisogno eccessivo di dormire;
  • difficoltà di concentrazione che compromettono il lavoro o lo studio;
  • irritabilità, scatti di rabbia o conflitti sempre più frequenti con le persone care;
  • evitamento di luoghi, situazioni o persone per paura o disagio;
  • uso di alcol, cibo, gioco o schermi per non sentire un malessere;
  • un evento che non si riesce a superare: un lutto, una separazione, un trauma, la perdita del lavoro.

Non serve riconoscersi in tutti. Anche uno solo, se dura nel tempo, è una buona ragione per parlarne con un professionista.

Ci sono poi situazioni in cui la richiesta di aiuto non riguarda solo una persona. Una coppia che litiga sempre sugli stessi temi, o che non riesce più a parlarsi, può trarre beneficio da un percorso insieme prima che la distanza diventi definitiva. È il terreno descritto nell’articolo sulla comunicazione nella coppia. Allo stesso modo, i genitori possono chiedere un consulto per un figlio che cambia comportamento, si isola o sembra soffrire senza riuscire a dirlo.

“Non sono matto”: le false convinzioni che trattengono

Tra il riconoscere un problema e chiedere aiuto passa spesso molto tempo. Le ragioni sono quasi sempre le stesse.

“Dallo psicologo va chi è matto.” È la convinzione più diffusa e la più infondata. La maggior parte delle persone che si rivolge a uno psicologo attraversa difficoltà comuni: ansia, periodi di umore basso, crisi di coppia, stress lavorativo, lutti. Chiedere aiuto non è un segno di fragilità, ma di consapevolezza.

“Dovrei farcela da solo.” Nessuno pensa di dover curare da sé una frattura. La sofferenza psicologica non è diversa: ha cause, meccanismi e trattamenti con un’efficacia documentata. Insistere da soli, quando le proprie strategie non funzionano più, spesso consolida il problema invece di risolverlo.

“Non è abbastanza grave.” Non esiste una gravità minima per meritare aiuto. Anzi, intervenire presto rende i percorsi più brevi ed efficaci, perché gli schemi di pensiero e di comportamento non hanno ancora messo radici.

“Parlarne non serve a niente.” La psicoterapia non è una chiacchierata. È un lavoro strutturato, con obiettivi, metodi e verifiche, la cui efficacia per molti disturbi è paragonabile, e a volte superiore, a quella dei farmaci, con effetti che tendono a durare nel tempo.

Psicologo, psicoterapeuta o psichiatra? La differenza

La differenza tra psicologo, psicoterapeuta e psichiatra sta nella formazione e in ciò che ciascuno può fare. Lo psicologo è laureato in psicologia, ha superato l’esame di Stato ed è iscritto all’Albo: si occupa di valutazione, sostegno e consulenza. Lo psicoterapeuta è uno psicologo o un medico che ha completato una specializzazione quadriennale in psicoterapia, e può quindi condurre un trattamento psicoterapeutico. Lo psichiatra è un medico specializzato in psichiatria: diagnostica i disturbi mentali e, a differenza degli altri due, può prescrivere farmaci.

Nella pratica, le tre figure collaborano spesso. Per ansia, depressione lieve o moderata, difficoltà relazionali o di coppia, il primo riferimento è di solito lo psicologo psicoterapeuta. Nei quadri più intensi, o quando si valuta una terapia farmacologica, entra in gioco lo psichiatra. Quando invece il problema riguarda la memoria, l’attenzione o altre funzioni cognitive, per esempio dopo un evento neurologico o per un sospetto di declino, serve una valutazione neuropsicologica.

Cosa succede al primo colloquio con lo psicologo

Il primo colloquio spaventa soprattutto perché non si sa cosa aspettarsi. In realtà è un incontro di conoscenza, che serve a entrambe le parti.

Lo psicologo chiede che cosa ha portato la persona a rivolgersi a lui, da quanto tempo esiste il problema, come si manifesta, quali tentativi sono già stati fatti. Non ci sono risposte giuste o sbagliate, e non è necessario avere le idee chiare: capire che cosa non va è proprio parte del lavoro. Alla fine del primo incontro, o dopo alcuni colloqui di valutazione, il professionista propone una lettura della situazione e, se opportuno, un percorso, spiegandone obiettivi, frequenza e durata indicativa.

Tutto ciò che si dice è protetto dal segreto professionale, e il trattamento inizia solo dopo un consenso informato. Per chi vuole sapere nel dettaglio come si svolge l’incontro nel mio studio, le informazioni sono nella pagina sul primo appuntamento.

Come scegliere lo psicologo giusto

Alcuni criteri aiutano a orientarsi.

Verificare l’iscrizione all’Albo. Ogni psicologo deve essere iscritto all’Ordine Nazionale degli Psicologi e all’Ordine degli Psicologi della propria regione, entrambi consultabili online. È la prima garanzia di professionalità.

Controllare la specializzazione. Per un percorso di psicoterapia serve uno psicoterapeuta. È utile anche conoscerne l’orientamento: ogni approccio ha un modo diverso di leggere e trattare la sofferenza.

Considerare l’esperienza sul tema. Alcuni professionisti lavorano soprattutto con la coppia, altri con i disturbi d’ansia, altri ancora con i bambini o con i disturbi alimentari.

Dare importanza alla relazione. La qualità della relazione tra paziente e terapeuta è uno dei fattori che la ricerca associa con più costanza al successo della terapia. Sentirsi ascoltati e compresi fin dai primi incontri è un buon segnale. Se dopo qualche colloquio non ci si trova, è legittimo cambiare.

Quando andare dallo psicologo può essere urgente

Alcune situazioni non possono aspettare un appuntamento programmato. Se compaiono pensieri di farsi del male o di togliersi la vita, se una persona vicina esprime questi pensieri, o se si vive una crisi che sembra ingestibile, è necessario rivolgersi subito al medico di base, alla guardia medica o al pronto soccorso, oppure chiamare il 112.

Domande frequenti su quando andare dallo psicologo

Serve l’impegnativa del medico per andare da uno psicologo privato?
No. Per rivolgersi a uno psicologo in libera professione non serve alcuna prescrizione: si può prendere appuntamento direttamente. L’impegnativa è necessaria solo per i servizi del Servizio sanitario nazionale.

Le sedute dallo psicologo sono detraibili?
Sì. Le prestazioni psicologiche e psicoterapeutiche sono spese sanitarie detraibili nella dichiarazione dei redditi, a condizione che siano pagate con strumenti tracciabili, come bancomat, carta o bonifico.

Quanto dura un percorso con lo psicologo?
Dipende dal problema e dagli obiettivi. Alcune difficoltà si affrontano in pochi mesi, altre richiedono un lavoro più lungo. La durata indicativa viene discussa all’inizio e rivista nel corso del percorso.

Dr. Iglis Innocenti

Psicologo-Psicoterapeuta             

Dottorato di ricerca (Ph.D.) in Cognitive and Neurological Sciences

Albo degli Psicologi della Toscana n°3776