Depressione maschile: sintomi, rabbia e alcol | Dr. Iglis Innocenti

Depressione maschile: perché negli uomini si nasconde dietro rabbia, lavoro e alcol

Uomo di spalle seduto in auto la sera: la depressione maschile spesso non si mostra come tristezza
Tabella dei Contenuti

Non piange, non si lamenta, non dice di essere triste. Lavora fino a tardi, risponde male in famiglia, il venerdì sera beve un bicchiere in più, il sabato si chiude in garage o davanti a uno schermo. Chi gli sta vicino pensa che sia stanco, nervoso, “fatto così”. Lui stesso, se glielo chiedessero, direbbe che va tutto bene. Eppure, molto spesso, quello che stiamo vedendo è una depressione.

La depressione maschile è uno dei problemi di salute mentale più sottovalutati. Non perché gli uomini si ammalino meno, ma perché la depressione negli uomini si presenta spesso in una forma diversa da quella che siamo abituati a riconoscere, e perché molti uomini fanno di tutto per non chiedere aiuto. Novembre è il mese in cui in tutto il mondo si parla di salute maschile (è il mese del Movember, quello dei baffi lasciati crescere per sensibilizzare), e il 19 novembre si celebra la Giornata internazionale dell’uomo. È un buon momento per chiedersi come riconoscere una depressione che non ha l’aspetto della tristezza, e che cosa fare.

Che cos’è la depressione maschile?

La depressione maschile non è una malattia diversa dalla depressione: è il modo in cui la depressione si manifesta spesso negli uomini. Al posto della tristezza e del pianto prevalgono irritabilità, rabbia, ritiro, iperattività lavorativa, uso di alcol o comportamenti a rischio. Per questo viene riconosciuta meno, dagli altri e dagli uomini stessi, e arriva più tardi alla diagnosi e alla cura.

Il cuore del disturbo è lo stesso: un abbassamento persistente dell’umore e dell’energia, la perdita di interesse e di piacere per ciò che prima contava, una visione cupa di sé e del futuro. Cambia la superficie. Molti uomini hanno imparato fin da bambini che la tristezza va nascosta e che la fragilità è un difetto, e così il dolore trova altre strade per uscire. È lo stesso meccanismo che ho descritto parlando della depressione che sorride, la depressione nascosta dietro una vita apparentemente normale: negli uomini, però, la maschera ha tratti particolari.

Quali sono i sintomi della depressione maschile?

I sintomi più frequenti della depressione maschile sono questi:

  • irritabilità costante, scatti d’ira sproporzionati, poca pazienza con i figli o con il partner;
  • aumento del consumo di alcol, o di altre sostanze, “per rilassarsi” o per dormire;
  • fuga nel lavoro, nello sport estremo o in un hobby, fino a non avere più tempo per stare con gli altri;
  • comportamenti a rischio, come guidare in modo pericoloso, giocare d’azzardo, spendere senza controllo;
  • ritiro dalle relazioni e dalla vita di coppia, anche con un calo del desiderio sessuale;
  • disturbi fisici senza una causa chiara: mal di testa, dolori, problemi di stomaco, stanchezza cronica;
  • difficoltà a dormire, oppure sonno eccessivo;
  • sensazione di vuoto, di fallimento o di inutilità, raramente detta a voce.

Uno o due di questi segnali, da soli, non bastano per parlare di depressione: tutti attraversiamo periodi di stress e di nervosismo. Conta quanto durano (almeno due settimane, quasi ogni giorno), quanto sono cambiati rispetto a prima e quanto pesano sulla vita della persona e di chi le sta accanto.

Gli uomini si deprimono meno delle donne?

Secondo le statistiche tradizionali, la depressione è circa due volte più frequente nelle donne. Ma una parte di questa differenza dipende da come la misuriamo. Uno studio pubblicato nel 2013 su JAMA Psychiatry, condotto su oltre 5.600 adulti americani, ha aggiunto ai sintomi classici quelli più tipici degli uomini: attacchi di rabbia e aggressività, abuso di sostanze, comportamenti a rischio. Con questi criteri il 30,6 per cento degli uomini e il 33,3 per cento delle donne rientravano nei criteri di depressione, e la differenza tra i due sessi spariva.

Il dato più drammatico, però, è un altro. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, in Italia circa otto suicidi su dieci riguardano uomini, e i dati più recenti dell’ISTAT confermano questa proporzione. Le donne tentano il suicidio più spesso, ma gli uomini muoiono di più, anche perché arrivano a quel punto senza aver chiesto aiuto prima. Non tutti i suicidi sono legati alla depressione, ma la depressione non riconosciuta è uno dei fattori di rischio più importanti.

Depressione o stress: qual è la differenza?

La differenza tra depressione e stress sta nella durata e nella risposta al riposo. Lo stress è legato a una causa precisa (un periodo di lavoro intenso, un problema economico) e migliora quando la pressione si allenta, con un fine settimana o una vacanza. La depressione invece persiste anche quando la causa si attenua: si torna dalle ferie stanchi come prima, niente dà più piacere, il futuro sembra senza via d’uscita.

Molti uomini descrivono la propria depressione come “stress”, perché è una parola più accettabile. Il problema è che lo stress si combatte lavorando di più o stringendo i denti, mentre la depressione, affrontata così, tende a peggiorare. Un altro segnale utile è il cambiamento rispetto a prima: un uomo che era socievole e paziente e che, da mesi, è diventato chiuso e irascibile non sta semplicemente “invecchiando male”.

Perché la depressione negli uomini si esprime con la rabbia?

La rabbia è spesso l’unica emozione che a un uomo è stato permesso di mostrare. Tristezza, paura, senso di impotenza vengono vissuti come segni di debolezza, e così si trasformano in qualcosa di più accettabile: il nervosismo, la critica, lo scatto. La rabbia ha anche una funzione difensiva, perché dà una sensazione di forza e di controllo proprio quando dentro ci si sente fragili e senza risorse.

Qualcosa di simile accade con l’alcol. All’inizio sembra funzionare: scioglie la tensione, aiuta a dormire, spegne i pensieri. Con il tempo, però, peggiora l’umore, disturba il sonno e aumenta l’impulsività. Depressione e dipendenza dall’alcol si alimentano a vicenda, ed è frequente che un uomo arrivi dallo psicologo per il bere, o per una crisi di coppia, e che solo dopo emerga la depressione che c’era sotto.

Perché gli uomini non vanno dallo psicologo?

Gli uomini chiedono aiuto per i problemi psicologici molto meno delle donne, e lo fanno più tardi. Le ragioni sono soprattutto culturali: l’idea che un uomo debba cavarsela da solo, il timore di essere giudicato debole, la difficoltà a dare un nome alle proprie emozioni, la paura che parlarne possa avere conseguenze sul lavoro. A questo si aggiunge il fatto che i sintomi maschili della depressione, come abbiamo visto, vengono scambiati per tratti di carattere.

Spesso il primo passo lo fanno gli altri: una compagna preoccupata, un figlio, il medico di famiglia che nota un cambiamento. Per molti uomini è più facile accettare un colloquio quando viene presentato come un modo per capire e risolvere un problema concreto (dormire meglio, gestire la rabbia, ritrovare l’energia) piuttosto che come una “terapia per la depressione”. Non è un trucco: è un punto di partenza onesto, da cui poi si può arrivare al cuore del problema.

[H2]

Come si cura la depressione maschile?

La depressione maschile si cura come le altre forme di depressione, e con buoni risultati. La psicoterapia è il trattamento principale: aiuta a riconoscere ciò che si prova, a dare un nome alle emozioni nascoste dietro la rabbia o il lavoro, a modificare i pensieri di fallimento e a ricostruire attività e relazioni che danno senso. Nelle forme più gravi, lo psichiatra può affiancare una terapia farmacologica.

Accanto alla terapia, alcune scelte quotidiane fanno la differenza:

  • ridurre l’alcol, che peggiora l’umore anche quando sembra dare sollievo;
  • muoversi con regolarità, perché l’attività fisica ha effetti documentati sull’umore;
  • proteggere il sonno, con orari regolari e meno schermi la sera;
  • parlare con almeno una persona di fiducia di come ci si sente davvero, non solo di come vanno le cose;
  • non prendere decisioni drastiche (licenziarsi, separarsi, trasferirsi) nel pieno di un periodo depressivo.

Quando rivolgersi a uno psicologo per la depressione?

Conviene rivolgersi a uno psicologo quando i cambiamenti descritti durano da settimane e non migliorano con il riposo, quando l’irritabilità o l’alcol stanno creando problemi in famiglia o al lavoro, quando ci si sente vuoti, inutili o senza futuro. Se compaiono pensieri di morte o l’idea che gli altri starebbero meglio senza di sé, è importante parlarne subito con il medico, con uno specialista o, in caso di urgenza, chiamando il 112.

Chi vive a Prato o nei dintorni e si riconosce in questa descrizione, oppure la riconosce in un compagno, un padre, un figlio, può fissare un primo appuntamento. Insieme possiamo capire se si tratta di depressione o di altro e quale percorso sia più adatto. Sul sito trovi anche la pagina dedicata ai disturbi dell’umore, con le aree di cui mi occupo.

Domande frequenti sulla depressione maschile

Come capire se un uomo è depresso?

Più che alla tristezza, conviene guardare ai cambiamenti: irritabilità nuova o aumentata, più alcol, ritiro dalle persone, fuga nel lavoro, disturbi del sonno, perdita di interesse per ciò che prima piaceva. Se durano da settimane, è il caso di parlarne.

Come aiutare un partner depresso che non vuole andare dallo psicologo?

Evitando accuse ed etichette, e partendo da ciò che lui stesso riconosce come problema (il sonno, la stanchezza, i litigi). Proporre una visita dal medico di famiglia è spesso un primo passo più accettabile.

La depressione maschile colpisce anche i giovani?

Sì. Negli adolescenti e nei giovani uomini si manifesta spesso con rabbia, isolamento, abuso di sostanze o calo improvviso del rendimento scolastico, più che con tristezza esplicita.

Dr. Iglis Innocenti

Psicologo-Psicoterapeuta             

Dottorato di ricerca (Ph.D.) in Cognitive and Neurological Sciences

Albo degli Psicologi della Toscana n°3776