Shopping compulsivo: sintomi, cause e cura | Dr. Iglis Innocenti

Shopping compulsivo: quando comprare diventa una dipendenza (e il Black Friday non aiuta)

Pacchi impilati davanti alla porta e smartphone con il carrello aperto: lo shopping compulsivo online
Tabella dei Contenuti

Una notifica sul telefono: “Solo per oggi, meno 40 per cento”. Un conto alla rovescia che scorre in cima alla pagina. Un pulsante che permette di pagare in tre rate senza interessi. Pochi secondi e l’ordine è fatto. Poi arriva il pacco, a volte nemmeno lo si apre, e insieme al pacco arriva una sensazione che chi la conosce sa descrivere bene: un misto di vuoto, di colpa e di bisogno di ricominciare.

Lo shopping compulsivo è molto più di una debolezza per i saldi. Quando l’impulso a comprare diventa difficile da controllare, si ripete nonostante le conseguenze e serve soprattutto a gestire emozioni sgradevoli, si parla di disturbo da acquisto compulsivo, chiamato anche oniomania. Il periodo che va dal Black Friday (quest’anno il 27 novembre) al Natale è quello in cui il problema si vede di più: le offerte si moltiplicano, la pressione a comprare cresce e chi fatica a fermarsi si trova esposto come in nessun altro momento dell’anno. In questo articolo spiego che cos’è lo shopping compulsivo, come si riconosce, perché gli acquisti online lo rendono più insidioso e che cosa si può fare.

Che cos’è lo shopping compulsivo?

Lo shopping compulsivo è un disturbo caratterizzato da un impulso ricorrente e difficile da controllare a comprare oggetti, spesso inutili o mai usati, che porta a spendere più di quanto si possa e si voglia. L’acquisto dà un sollievo o un’euforia di breve durata, a cui seguono colpa, vergogna e problemi economici o familiari. Non è una questione di gusto o di vanità: comprare diventa il modo principale per regolare ansia, tristezza, noia o solitudine.

Non è un fenomeno nuovo. Già all’inizio del Novecento lo psichiatra tedesco Emil Kraepelin descriveva l’oniomania, letteralmente “mania di comprare”. Oggi è oggetto di molta ricerca: secondo una meta-analisi pubblicata sulla rivista Addiction nel 2016, che ha raccolto 40 studi condotti in 16 Paesi, lo shopping compulsivo riguarda circa il 5 per cento degli adulti, con percentuali più alte tra gli studenti universitari (oltre l’8 per cento) e tra i giovani in generale. Contrariamente allo stereotipo, gli uomini non ne sono immuni, anche se nelle donne il disturbo è più frequente o forse soltanto più spesso riconosciuto.

Lo shopping compulsivo è una dipendenza?

Lo shopping compulsivo ha molte caratteristiche delle dipendenze comportamentali, come il gioco d’azzardo: il desiderio intenso che precede l’acquisto, la perdita di controllo, la tendenza a ripetere nonostante i danni, il malessere quando non si può comprare. Per questo nel linguaggio comune si parla spesso di dipendenza da shopping.

Dal punto di vista delle classificazioni ufficiali, però, la questione è ancora aperta. Il DSM-5, il manuale diagnostico più usato in psichiatria, non lo include come disturbo autonomo. La classificazione internazionale delle malattie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (ICD-11) lo nomina tra i disturbi del controllo degli impulsi, e molti ricercatori sostengono che andrebbe considerato a pieno titolo tra le dipendenze comportamentali. Per chi ne soffre la differenza è soprattutto teorica: ciò che conta è riconoscere il problema e sapere che si può trattare.

Quali sono i sintomi dello shopping compulsivo?

I segnali più frequenti dello shopping compulsivo sono questi:

  • pensiero ricorrente agli acquisti, anche quando si sta facendo altro;
  • impulso improvviso a comprare, difficile da rimandare, spesso in momenti di tensione o tristezza;
  • acquisti di oggetti che non servono, che si possiedono già o che restano chiusi nelle confezioni;
  • spesa superiore a quanto ci si può permettere, con debiti, rate che si accumulano o carte di credito al limite;
  • sollievo o euforia durante l’acquisto, seguiti da colpa, vergogna o rimorso;
  • tendenza a nascondere gli acquisti, gli estratti conto o i pacchi ai familiari;
  • tentativi ripetuti e falliti di smettere o di ridurre;
  • conflitti in famiglia o nella coppia a causa del denaro.

Un singolo acquisto impulsivo durante i saldi non dice nulla. A fare la differenza sono la frequenza, la perdita di controllo e soprattutto le conseguenze sulla vita della persona.

Shopping compulsivo o semplice voglia di comprare: qual è la differenza?

La differenza tra shopping compulsivo e semplice voglia di comprare sta nel controllo e nella funzione dell’acquisto. Chi compra per piacere sceglie, può rimandare e in genere usa ciò che compra. Chi soffre di shopping compulsivo compra per placare un malessere: l’oggetto conta poco, conta l’atto di comprare, e il sollievo dura poco.

C’è anche una differenza con il disturbo ossessivo compulsivo, con cui lo shopping compulsivo viene spesso confuso per via del nome. Nel disturbo ossessivo compulsivo le compulsioni (controllare, lavare, contare) servono a ridurre l’angoscia provocata da pensieri intrusivi e non danno alcun piacere. Nello shopping compulsivo, invece, almeno all’inizio l’acquisto è gratificante, ed è proprio questa gratificazione a renderlo difficile da abbandonare.

Il ciclo tipico ha quattro tempi: una tensione emotiva (stress, noia, solitudine, un litigio), l’impulso a comprare, l’acquisto con un breve sollievo e infine la colpa, che riporta la tensione e prepara l’acquisto successivo.

Perché lo shopping compulsivo online è più difficile da controllare?

Gli acquisti online hanno reso lo shopping compulsivo più accessibile e meno visibile. Il negozio è aperto ventiquattro ore su ventiquattro, è sempre in tasca e non richiede di uscire di casa. Alcuni meccanismi, poi, sembrano progettati per aggirare proprio le pause che aiutano a decidere:

  • le notifiche e le email che ricordano un’offerta o un carrello abbandonato;
  • i conti alla rovescia e le scritte “ne restano solo 2”, che creano urgenza e paura di perdere l’occasione;
  • l’acquisto con un clic, con la carta già salvata, che elimina il momento in cui si vede il denaro uscire;
  • le formule “compra ora, paga dopo”, che spostano il costo nel futuro e fanno sembrare piccola una spesa grande;
  • i suggerimenti personalizzati, che propongono sempre qualcosa di nuovo e perfettamente in linea con i propri gusti.

C’è anche una ragione legata al funzionamento del cervello. Il sistema della ricompensa si attiva soprattutto nell’attesa: scegliere, mettere nel carrello, aspettare il pacco. Online questa attesa si può ripetere all’infinito, e il Black Friday la concentra in pochi giorni di offerte continue. Non a caso lo shopping compulsivo si presenta spesso insieme ad altri disturbi legati all’impulsività, come l’ADHD negli adulti, e a un uso eccessivo dello smartphone, di cui ho parlato a proposito del detox digitale.

Quali sono le cause dello shopping compulsivo?

Lo shopping compulsivo non ha una causa unica, ma nasce dall’incontro di più fattori. I più studiati sono la difficoltà a regolare le emozioni (si compra per non sentire ansia, tristezza o vuoto), una bassa autostima e il bisogno di sentirsi riconosciuti attraverso gli oggetti, l’impulsività come tratto di personalità, e un ambiente che rende l’acquisto facile e continuamente stimolato.

Spesso il disturbo si accompagna ad altre difficoltà: depressione e altri disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, accumulo compulsivo, disturbi alimentari, altre dipendenze. Per questo una valutazione seria non guarda solo agli acquisti, ma a ciò che gli acquisti stanno cercando di curare.

Come smettere di comprare compulsivamente?

Le terapie con le prove di efficacia più solide per lo shopping compulsivo sono quelle di impostazione cognitivo comportamentale, individuali o di gruppo. Il lavoro riguarda il riconoscimento delle situazioni ed emozioni che scatenano l’impulso, la costruzione di modi alternativi per gestirle, la ristrutturazione dei pensieri che giustificano l’acquisto (“me lo merito”, “è un affare”, “lo restituisco”) e la gestione concreta del denaro, spesso coinvolgendo anche i familiari. Non esistono, al momento, farmaci specifici con un’efficacia dimostrata.

In vista del Black Friday e delle feste, alcune strategie pratiche possono aiutare:

  • scrivere prima una lista di ciò che serve davvero e un tetto di spesa, e attenersi a quelli;
  • applicare la regola delle 48 ore: ciò che non si compra subito, lo si rivaluta dopo due giorni;
  • disattivare le notifiche delle app di shopping e cancellarsi dalle newsletter promozionali;
  • togliere la carta salvata dai siti e dalle app, per reintrodurre una pausa prima di pagare;
  • evitare le formule di pagamento rateale per gli acquisti non necessari;
  • chiedersi, prima di ogni acquisto, come ci si sente in quel momento.

Sono strumenti semplici, ma funzionano meglio quando fanno parte di un percorso che affronta anche le ragioni emotive degli acquisti.

Quando rivolgersi a uno psicologo per lo shopping compulsivo?

Conviene chiedere aiuto quando gli acquisti sfuggono al controllo nonostante i tentativi di limitarli, quando si accumulano debiti o si nascondono spese ai familiari, quando comprare è diventato il modo principale per stare meglio o quando il denaro è motivo di conflitto in famiglia. Spesso chi soffre di shopping compulsivo prova molta vergogna, e proprio la vergogna ritarda la richiesta di aiuto: è utile sapere che è un problema frequente e trattabile, non un difetto di carattere.

Chi vive a Prato o nei dintorni e si riconosce in questa descrizione può fissare un primo appuntamento: insieme possiamo capire che cosa c’è dietro gli acquisti e quale percorso sia più adatto.

Domande frequenti sullo shopping compulsivo

Lo shopping compulsivo riguarda solo le donne?

No. È più frequente nelle donne, ma colpisce anche gli uomini, che tendono a comprare oggetti diversi (tecnologia, accessori per hobby) e a riconoscere meno il problema.

Si può guarire dallo shopping compulsivo?

Sì. Con una psicoterapia mirata, in genere di tipo cognitivo comportamentale, la maggior parte delle persone riesce a ridurre in modo significativo gli acquisti impulsivi e a gestire meglio le emozioni che li provocano.

Come aiutare un familiare che fa shopping compulsivo?

Evitando accuse e controlli punitivi, che aumentano la vergogna e spingono a nascondere. Aiuta parlarne con calma, concordare insieme regole sul denaro e incoraggiare un consulto con uno specialista.

Dr. Iglis Innocenti

Psicologo-Psicoterapeuta             

Dottorato di ricerca (Ph.D.) in Cognitive and Neurological Sciences

Albo degli Psicologi della Toscana n°3776