Ipnosi in psicoterapia: una porta d’accesso da comprendere - Psicologo Prato Iglis Innocenti

Ipnosi in psicoterapia: una porta d’accesso da comprendere

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Quando si sente parlare di ipnosi, molte persone pensano subito a spettacoli teatrali, pendoli che oscillano e “perdita di controllo”. In realtà, l’ipnosi clinica utilizzata in psicoterapia è qualcosa di molto diverso: è un metodo serio, rispettoso e basato su competenze specifiche, che può aiutare a lavorare in modo più profondo su emozioni, abitudini e vissuti, valorizzando le risorse della persona.

In questo articolo ti accompagno a scoprire che cos’è davvero l’ipnosi, come si svolge una seduta e in quali percorsi psicoterapeutici può essere utile—con un approccio professionale, ma anche chiaro e piacevole da leggere.

Che cos’è l’ipnosi (e che cosa non è)

L’ipnosi in ambito terapeutico è uno stato di attenzione focalizzata e di maggiore ricettività alle proprie esperienze interne (immagini, sensazioni, pensieri, ricordi). Non è un sonno e non è una “magia”: spesso, durante l’ipnosi, la persona rimane consapevole, sente la voce del terapeuta, e può scegliere di parlare o di restare in silenzio.

Non è vero che:

  • “si perde il controllo” e il terapeuta “comanda” la mente;

  • si viene costretti a fare cose contro la propria volontà;

  • si può “far dire la verità” o leggere nella mente.

È più corretto dire che:

  • la mente diventa più capace di “mettere a fuoco” e di costruire nuove associazioni;

  • si lavora con l’immaginazione in modo guidato e intenzionale;

  • si rafforza il contatto con parti di sé spesso poco ascoltate (emozioni, bisogni, memorie corporee).

Perché l’ipnosi può essere così efficace

Nella vita quotidiana, molti cambiamenti richiedono di “convincersi” razionalmente. Ma sappiamo bene che non sempre basta: puoi conoscere perfettamente ciò che sarebbe utile fare, eppure sentirti bloccato.

L’ipnosi può facilitare il cambiamento perché lavora su diversi livelli:

  • cognitivo (come interpreti ciò che accade),

  • emotivo (come senti e regoli ciò che provi),

  • corporeo (come il corpo reagisce: tensione, respiro, attivazione),

  • immaginativo (come “visualizzi” alternative e possibilità).

In altre parole: non si tratta di “togliere” un problema con un interruttore, ma di creare le condizioni giuste perché nuove risposte diventino accessibili e praticabili.

Come si svolge una seduta di ipnosi in psicoterapia

Ogni professionista ha il proprio stile, ma in generale una seduta di ipnosi clinica segue alcuni passaggi chiave:

  1. Colloquio e obiettivo
    Prima di iniziare, si chiarisce il motivo della richiesta, la storia del problema e l’obiettivo terapeutico. L’ipnosi, da sola, non è un percorso: funziona al meglio dentro un lavoro psicoterapeutico ben costruito.

  2. Induzione
    Il terapeuta guida la persona in uno stato di rilassamento e concentrazione. Può avvenire attraverso il respiro, immagini, parole, o focalizzazioni corporee.

  3. Approfondimento e lavoro terapeutico
    Qui si lavora con suggestioni, visualizzazioni, ristrutturazioni, dialogo con parti interne, gestione di sensazioni o emozioni. Il tutto avviene con delicatezza: l’obiettivo non è forzare, ma rendere possibile.

  4. Uscita dallo stato ipnotico e integrazione
    Si torna gradualmente allo stato di veglia ordinaria e si riflette su ciò che è emerso: sensazioni, intuizioni, cambiamenti di prospettiva, passi concreti.

Un punto importante: la persona non “subisce” l’ipnosi. In un certo senso, la “fa” insieme al terapeuta. È una collaborazione.

In quali situazioni può essere utile

L’ipnosi in psicoterapia può essere uno strumento efficace in diversi ambiti, soprattutto quando si desidera lavorare su automatismi emotivi e corporei. Ecco alcuni esempi (sempre valutando il caso specifico):

  • Ansia e stress: per ridurre l’iperattivazione e migliorare la regolazione emotiva.

  • Fobie e paure: per intervenire su immagini, anticipazioni e reazioni corporee.

  • Gestione del dolore e sintomi psicosomatici: come supporto alla percezione e alla risposta del corpo (in integrazione con indicazioni mediche quando necessarie).

  • Autostima e sicurezza personale: per rafforzare risorse, confini, senso di efficacia.

  • Abitudini e comportamenti ripetitivi: quando la persona sente di “sapere cosa fare” ma non riesce a farlo con continuità (ad esempio alimentazione emotiva, procrastinazione, alcune dipendenze comportamentali).

  • Elaborazione di eventi difficili: con grande cautela e solo quando ci sono stabilità e strumenti sufficienti, per lavorare su memorie emotive e significati.

Nota di serietà professionale: l’ipnosi non è adatta a tutti e non è indicata in ogni fase della vita o per ogni condizione. La scelta va fatta con una valutazione clinica accurata.

“E se non fossi ipnotizzabile?”

Questa è una delle domande più comuni. In realtà, molte persone sperimentano stati di assorbimento nella vita quotidiana (quando sei immerso in un film, quando guidi “in automatico” per un tratto, quando perdi la cognizione del tempo leggendo). L’ipnosi clinica utilizza e orienta questa capacità.

La “ipnotizzabilità” non è un test di bravura: è più legata a fiducia, allenamento, motivazione e sicurezza. Spesso, con un buon setting e un terapeuta esperto, la maggior parte delle persone può trarne beneficio.

Ipnosi: un’esperienza da vivere, non solo da capire

C’è qualcosa di affascinante nell’ipnosi: ti invita a sperimentare che dentro di te esistono spazi di calma, immaginazione e possibilità che a volte, nella frenesia quotidiana, rimangono nascosti. Non promette miracoli. Promette però un lavoro preciso: allenare nuove risposte dove prima c’erano solo automatismi.

Se ti incuriosisce l’idea di integrare l’ipnosi in un percorso psicoterapeutico, il primo passo è semplice: parlarne. Capire insieme se è lo strumento giusto per te, con i tuoi tempi e la tua storia.

Se vuoi, puoi usare l’ipnosi come si usa una torcia in una stanza poco illuminata: non cambia ciò che c’è, ma ti aiuta a vederlo meglio—e a muoverti con più libertà.